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Aziende agricole young: +35%

E’ già da un po’ che si celebra il ritorno alla terra, ma nel 2015 si è raggiunto un nuovo record: gli agricoltori under 34 sono aumentati del 35% per una cifra esorbitante di 70 mila nuovi coltivatori.

Si tratta di una nuova generazione di contadini e allevatori che non producono solo ottimi prodotti ma proteggono la terra valorizzando la storia, la cultura e le bellezze locali.

Il segreto di questo enorme successo? Le competenze.

Metà di questi giovani sono laureati in un campo specifico ed adeguato. Inoltre, il 57% dei ragazzi, oggi, sogna di comprare e gestire un agriturismo, invece di lavorare per qualche multinazionale o di fare l’impiegato.

Un dato certo c’è: le aziende agricole young sono più grandi e guadagnano il 75% in più.

I requisiti essenziali per poter far fruttare un’ azienda agricola sono pochi ma fondamentali.

Occorre, innanzitutto, un cultura di tipo agraria: se non hai una laurea in questo campo devi seguire un corso di formazione che ti fornisca le competenze basilari. In questo modo potrai diventare un imprenditore agricolo professionale, aprire una partita Iva e avere la possibilità di accedere alle agevolazioni statali che in questo settore sono fondamentali.

Punta, poi, sulle colture locali e segui tutta la filiera: cerca di capire quale prodotto si adatta meglio alla tua terra e concentrati su quello.

Oggi biologico e biodinamico sono sinonimi di sano e naturale: sono queste le parole chiave che fanno colpo su un pubblico sempre più attento all’ambiente e all’eco-sostenibilità.

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Bonus: la Carta famiglia

Con la crisi molte persone hanno perso il lavoro o nella migliore delle ipotesi hanno dovuto accettare l’imposizione di un part-time con l’inconveniente di dover fare i salti mortali per arrivare a fine mese in modo dignitoso.

Ma come si fa quando si ha una famiglia ed entrate non sufficienti ?

Da poco circola in Internet la notizia dell’esistenza di un bonus per le famiglie numerose.

A coloro che hanno voluto approfondire la questione nei Comuni di residenza, è stato detto però, che un aiuto statale del genere non esiste. Come mai due versioni diverse dello stesso argomento? Scopriamo insieme la verità.

Il nuovo bonus introdotto dalla Legge di Stabilità esiste, ed è, in pratica, la cosiddetta Carta famiglia, riservata a chi ha un reddito basso e più di tre figli minorenni a carico.

Chi entra in possesso di questa card ha diritto ad alcuni sconti per i mezzi pubblici, per l’ingresso in musei, mostre e cinema. In più è previsto per i richiedenti che vivono nello stesso territorio l’opportunità di creare gruppi d’acquisto solidali di alimenti e abbigliamento.

La carta ha una validità di due anni e va richiesta al proprio Comune d’appartenenza presentando la certificazione del reddito Isee.

Alcuni comuni, però, non sono ancora abilitati a rilasciarla perchè attendono che il Ministero delle Politiche sociali fissi dei criteri stabili di assegnazione tramite un decreto che sarà emanato prossimamente. Nell’attesa si può aver diritto ad un’altra agevolazione, la social card, 40 euro al mese, di cui possono usufruire i cittadini con più di 65 anni e le famiglie con più di tre figli a carico e con un basso reddito.

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Ripresa economica: l’Italia spera e vede rosa

Italiani, popolo di ottimisti e di epicurei. Nonostante i quasi dieci anni di feroce recessione – volgeva l’anno 2007 –  e di fermo economico, per non dire di vera e propria debacle ad eccezione dell’export, pare che la fiducia di privati e realta’ imprenditoriali sia ora alle stelle. Un dato che riporta l’Istat, secondo la quale il cittadino italiano non era stato così entusiasta dall’inizio del 1995, più di vent’anni fa: 118,4 punti contro i 117 del mese scorso.

Sulla base di questa constatazione, si prevede una ritrovata diffusione dei consumi a Natale, periodo negli ultimi tempi diventato particolarmente fosco, e il riprendere a spendere sicuramente più dell’anno scorso: probabile che accada, dato che mai come nel 2015,  tutto ciò che riguarda le feste della nativita’ riempiva gli scaffali degli esercizi commerciali gia’ il  giorno successivo la, ormai anche da noi consumistica, ricorrenza di Halloween (31 ottobre/1 novembre).  Resta il fatto, pero’, che l’occhio del commerciante vede sfiducia nelle prospettive di vendita e nella portata magazzino che continua a ridursi.

Ci si chiede il perche’ di tanto entusiasmo, quindi, da parte di singles, nuclei familiari e imprese. E’ piacevole verificare, come da rilievi statistici, che il 25% della popolazione reputa più floride le condizioni economiche italiane, mentre scende la percentuale di chi le considerava pessime (il 17,4%), ma senza essere tacciati d’insensibilità e acrimonia gratuita, va ricordato quanto la ripresa effettiva sia ancora molto lontana e costantemente caretterizzata da una  snervante indolenza. Come sottolinea Confcommercio, ciò ha una spiegazione. Siamo davanti ad elementi chiave che avvelenano quotidianamente, e rendono problematico, un reale e prossimo rialzo positivo economico: la pressione fiscale a braccetto con una burocrazia macchinosa e stantia nonostante alcune interessanti idee innovative, continuano ad essere eterne piaghe debilitanti.

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Assunti subito dopo il diploma

Un caso davvero straordinario: 23 studenti di una classe dell’Istituto Omar di Novara hanno trovato lavoro pochi mesi dopo la maturità. Grazie ad un preside intelligente ed ad un ufficio di collocamento interno.

In un’Italia in cui la disoccupazione giovanile sfiora il 40%, perdere le speranza è semplice. Soprattutto se si pensa che un ragazzo su tre, tra i 18 e 30 anni, non lavora e non studia.

Ma a Novara la classe dei record ha visto i suoi 23 ragazzi assunti subito dopo aver preso il diploma. Qual è il segreto di questo successo?

Quando l’Istituto Tecnico Omar ha visto calare le sue iscrizioni, il preside Ticozzi si è rimboccato le maniche ed ha studiato una strategia che rendesse questa scuola efficiente e, soprattutto, che prevedesse uno sbocco lavorativo quasi certo.

Per prima cosa, ha incontrato numerosi manager per presentare l’istituto e cercare di capire di quali figure professionali avessero bisogno e si è reso conto che più che una mansione specifica, le aziende, cercano ragazzi volenterosi e rispettosi delle regole.

Detto fatto. I suoi 700 giovani studenti dovevano diventare più maturi e disciplinati, quindi, regole più severe e punizioni per chi contravviene al regolamento. Al biennio ha potenziato l’informatica e l’inglese, al triennio le ore di laboratorio.

All’esame di maturità sono state abolite le tesine teoriche e introdotti progetti pratici, come per esempio una fresa costruita interamente da loro.

L’ultima mossa, ma davvero astuta, è stata quella di creare un collocamento interno che contatti le aziende, valuti le offerte di lavoro e si occupi di stage e borse di studio-lavoro.

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Prospera l’industria del falso

Tra i tanti indicatori sulla situazione economica, ce n’è uno che sembra abbastanza eloquente, quello relativo all’industria del falso, sempre più prospera in Italia. Secondo gli ultimi dati, nel 2015 almeno il 25% dei consumatori ha acquistato una volta o più, nel corso dell’anno, un prodotto o un servizio illegale.

La percentuale precisa arriva al 25,8%, un dato comunque in lieve diminuzione (-1,2 punti) rispetto a quello fatto registrare nell’anno precedente. In controtendenza, però, alcuni settori molto rilevanti per il Made in Italy, quelli dell’abbigliamento (+11,3%), delle calzature (+5,9%) e della pelletteria (+2,8%). A parziale consolazione, va messa in evidenza la contrazione di prodotti contraffatti legati alle categorie potenzialmente più pericolose per la salute, ovverogli alimentari, i cosmetici e i profumi, ove si registra un calo del 5,4%.

Il risultato è stato fornito da Confcommercio-Imprese per l’Italia, che ha reso noti i dati relativi all’indagine sulla contraffazione e l’abusivismo realizzata in collaborazione con Format Research. Uno studio che è stato commissionato in vista della Giornata di mobilitazione nazionale di Confcommercio “Legalità, mi piace”, che avrà luogo il prossimo 25 novembre.

A giustificare il ricorso a prodotti o servizi illegali, almeno per il 70% dei consumatori sono motivi di natura economica, abbastanza plausibili in un momento di crisi che non accenna a lasciare il passo alla ripresa. Mentre il calo nel settore degli alimentari è legato ad una crescitadella consapevolezza sui rischi per la salute, arrivata all’80% contro il 71% del 2014. In crescita anche la consapevolezza dei danni che possono derivare alle imprese da forme di illegalità che sfociano in vera e propria concorrenza sleale.

Per quanto riguarda la figura tipo del consumatore di prodotti e servizi illegali, in prevalenza si tratta di una donna (59,5% dei casi rilevati), a partire dai 35 anni (per il 79,2%), che fa parte di un nucleo familiare composto da almeno due persone. Particolarmente colpito dalla piaga dell’illegalità è il Sud, ove risiedono il 43,5% dei consumatori illegali, mentre il livello d’istruzione è solitamente medio-basso (per il 72,9%), con una particolare propensione a pratiche di questo tipo da parte di casalinghe, pensionati, impiegati e operai (per l’86,1%). Categorie che non navigano certo nell’oro.

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Lo smart working o lavoro agile

Per smart working o lavoro agile s’intende la possibilità di lavorare ovunque tramite un tablet, uno smartphone o un computer portatile connesso a Internet. A differenza del telelavoro non prevede una postazione di lavoro fissa a casa, ma si può gestire il tutto in completa autonomia e ovunque siamo. Quindi, si lavora da casa, dal bar mentre si fa colazione o dalla panchina di un parco.

Tutto questo cambierà il nostro stile di vita? In questo senso la legge intende equiparare lavoro agile e lavoro d’ufficio: lo stipendio e i diritti restano i medesimi ma bisogna accordarsi con l’azienda per altri parametri come gli orari di lavoro e quelli di riposo, strumenti usati, modalità di esecuzione del lavoro. Per quanto riguarda la sicurezza saranno tutelati solo gli infortuni legati al lavoro che si sta svolgendo.

L’idea di base è quella di poter conciliare al meglio lavoro e vita privata, senza trascurare nè l’uno nè l’altra. Infatti, l’opportunità di poter lavorare ovunque potrebbe incentivare l’occupazione femminile e concedere agli uomini la possibilità di essere più presenti in famiglia.

La risposta dei dipendenti a questa iniziativa è più che positiva: la libertà di lavorare dove si può o si vuole rende lo svolgimento dell’attività più piacevole e meno pesante.

Certo c’è chi lo fa già da tempo. Una ricerca americana ha stabilito che l’80% delle persone lavora anche da casa, e controllando le e-mail la mattina o prima di coricarsi totalizza ben 7 ore di lavoro in più a settimana.