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Azioni Mediaset: quotazione in tempo reale del titolo di Cologno Monzese

Vediamo come si è concluso per le azioni Mediaset l’anno appena finito e come sia la sua quotazione in tempo reale per i primi mesi del 2017. Il popolare gruppo Mediaset S.p.A è una compagnia privata italiana che da sempre si occupa del settore dei media televisivi e della comunicazione. Il gruppo Mediaset è particolarmente impegnato per quanto riguarda la fazione sia della produzione di programmi televisivi e sia della distribuzione in televisione sia in libera visione che a pagamento come adesempio con Mediaset Preminum, della produzione e della distribuzione a livello cinematografico, dei multimedia in generale e della pubblicità . Oggi il gruppo Mediaset in Italia oltre ai normali programmi televisivi e cinematografici comprende la pay tv, i canali tematici totalmente gratuiti, la casa di produzione Medusa, i centri di produzione televisiva, la Fininvest e tanti altri prodotti. Uno dei broker più famosi sia in Italia che nel resto del mondo dove fare trading binario con le azioni Mediaset è il broker Plus500. Continua a leggere Azioni Mediaset: quotazione in tempo reale del titolo di Cologno Monzese

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Unicredit: quale futuro in borsa per le azioni del gruppo?

Non sono di certo tempi facili questi per il gruppo bancario Unicredit, che deve ancora riassestarsi dopo l’elezione del suo nuovo amministratore delegato a luglio 2016 Jean Pierre Mustier (che non appena è stato eletto ha alzato il target price sull’istituto, portandolo da 2,75 euro a 3 euro, e ha confermato l’indicazione di acquisto delle azioni) in seguito all’annuncio dell’abbandono del precedente CEO, Federico Ghizzoni. Il banchiere appartenente alla provincia di Piacenza ha lasciato infatti l’incarico di CEO dopo ben 5 anni e mezzo di servizio come amministratore delegato.

Azioni Unicredit: una significante perdita del valore di mercato

Proprio a causa di questi repentini cambiamenti e dei problemi che si sono venuti a creare Unicredit ha perso il 40% del suo valore di mercato negli ultimi mesi anche se ultimamente si vede un piccolo cenno di ripresa. Da i primi mesi dell’anno 2016 ad oggi, le azioni di Unicredit purtroppo hanno ceduto oltre 40 punti percentuali, registrando un -72% nell’ultimo quinquennio.E pur essendo una realtà solida e in attivo su tutto il territorio nazionale, la banca italiana deve affrontare tutta una serie di problematiche che non sono sicuramente semplici da affrontare in quanto riguardano una cifra di denaro molto alta. Problemi molto ardui a partire dagli 80 miliardi di crediti deteriorati che pesano e non poco sul suo bilancio e da una divisione investimenti non molto efficace specie se viene rapportata alla parte retail, quella relativa alla concessione dei vari prestiti, alla raccolta di risparmio e quindi apportatrice di ricavi molto bassi.

I pareri degli esperti per il riequilibrio della situazione

Per risollevare quindi le sorti del gruppo bancario Unicredit in borsa, l’aumento del capitale potrebbe essere l’unica soluzione accettabile. La soluzione che sembra essere al momento la migliore per aumentare il parametro che misura la solidità di una banca o di un qualsiasi istituto di credito, che nel caso di Unicredit è 10.8 negativo, secondo gli esperti di questo settore, sarebbe quella di ricavare un aumento di capitale da ben 5 miliardi di euro. Una cifra a dir poco esorbitante. Anche il parere di Equitalia riguardante la questione Unicredit Banca non è dei migliori, infatti giudica negativamente la performance di Unicredit agli ultimi stress test e sottolinea come i risultati di quest’anno si siano rivelati addirittura peggiori di quelli conseguiti in occasione delle prova precedente dello scorso anno. Questo aumento stando soprattutto al giudizio di Equita Sim (azienda specializzata in consulenza finanziaria, intermediazione per clienti istituzionali e ricerca azionaria) la quale giudica il titolo “ininvestibile fino al completamento dell’operazione” di rafforzamento patrimoniale possibile nel secondo semestre dell’anno in corso è al momento, se si vogliono risollevare le sorti del destino di Unicredit Banca nel mercato azionale, inevitabile. Neanche una eventuale fusione di fortuna con il gruppo italiano Mediobanca, sempre stando secondo alle stime del gruppo Equita sarebbe una soluzione risolutiva, dal momento in cui questo tipo di operazione porterebbe ad un aumento del CET1 di soli 30 bps. Prendere in mano, risolvere tutti i problemi che ci sono e risollevare un gruppo grande come Unicredit non è affatto facile. Gli investitori sperano fermamente che il nuovo CEO avrà le capacità di portare la banca ad una svolta importante, cosa che, anche in piccole percentuali e in maniera un po’ rallentata sembra stia accadendo.

Infine, stando alle ultime stime  appartenenti al mese di novembre 2016 c’è stata l’ennesima chiusura negativa per Unicredit (-1,11% a 1,962 euro). Gli analisti del gruppo Jefferies hanno alzato il target price sull’istituto, portandolo da 2,75 euro a 3 euro, e hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Gli esperti del settore ritengono che Unicredit possa procedere con un aumento significativo e reale di capitale attorno all’altissima cifra di 11 miliardi di euro, a cui si dovranno aggiungere le cessioni di Bank Pekao e di altre attività considerate oramai non più strategiche.

 

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Investire in borsa: facciamo il punto della situazione

Oggi come oggi, sembra che non sia mai stato così facile investire in borsa. Tutti possono guadagnare investendo in titoli azionari e derivati, e se ancora non lo stiamo facendo è solo colpa nostra. Ma quanto c’è di vero in tutto ciò? Innanzitutto, cosa vuol dire investire in borsa? Nel suo significato classico, investire soldi in borsa significava comprare delle azioni di società, che cedevano quote proprie. Continua a leggere Investire in borsa: facciamo il punto della situazione

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Banche italiane, netta ripresa prima della riunione del Tesoro

L’attuale periodo di cambiamenti e decisioni strategiche ha collocato le banche di mezzo mondo in un vortice di rialzi e ribassi finanziari capaci di dettare, in un modo o nell’altro, i futuri andamenti economici di qualsivoglia attività economica. Con riferimento al trading online e con il supporto dei dati estratti da www.giocareinborsa.com si intuisce che l’inizio di un’eventuale strategia non può prescindere dalla considerazione dei recenti stravolgimenti in ambito bancario, vero e proprio ago di una bilancia merceologica alla prese con la fuoriuscita di nuove realtà nazionali emergenti desiderose di ritagliarsi un ruolo da protagonista all’interno dello scacchiere economico globale. Insomma, un quadro in continuo divenire.

Banche italiane, netta ripresa in Piazza Affari prima delle riunione del Tesoro: i particolari

Focalizzando il centro del discorso sulle banche italiane, si può notare la volata in Piazza Affari delle banche italiane in attesa delle novità che emergeranno dalla riunione del Ministero del Tesoro; un appuntamento molto importante, che prevede la partecipazione delle principali banche  del paese e di altri soggetti di notevole rilievo istituzionale ed economico come Fondazioni o la stessa Cdp, unite sotto un unico scopo, ovvero quello per la creazione di una società in grado di garantire gli aumenti di capitale degli istituti di credito e di disporre, quindi, di una base solida da riservare a qualsivoglia tipologia di risparmiatore.

Spulciando i dati emersi dall’ultima seduta di Piazza Affari, appare la seguente situazione: Banco Popolare vola dell’8,6%, Mps dell’8,5%, Bpm del 7,1% e Bper del 4,8%; Intesa Sanpaolo riesce a mettere a segno un progresso del 3,57%, mentre Ubi sale del 7,1% e Unicredit del 5,67%. Numeri percentuali a dir poco interessanti che valorizzano le proposte di un decreto salva-banche capace, almeno sulla carta, di tutelare i patrimoni monetari del settore pubblico e privato. Inoltre, con il recente abbassamento dei tassi d’interesse americani da parte della Federal Reserve, potrebbero aprirsi ulteriori spiragli in direzione di una sostenibilità economica e finanziaria alquanto concreta.

Broker online, come orientarsi in tempo reale

Tornando alla questione del trading online, è preferibile avvalersi delle piattaforme di aggiornamento in tempo reale fornite dai broker online, piattaforme di intermediazione finanziaria che, oltre a trattare gli strumenti tipici del trading online, propongono un vasto catalogo di vantaggi e servizi clientelari in grado di migliorare, e di molto, ogni genere di esperienza multimediale.

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Draghi e gli 80 miliardi di titoli mensili

Mario Draghi alla Banca centrale europea ha sempre esercitato un’azione di ultima istanza, ma non quella che credono in molti, cioè come una scialuppa di salvataggio in caso di debiti pubblici eccessivi o rischi di default bancari.

Bensì, si è sostituito ad istituzioni e governi europei che hanno tra loro grossi problemi relazionali, tali da rendere impossibile ogni forma di decisione.

Ed è per questo che la Bce ha dovuto acquistare titoli pubblici e privati sul mercato secondario per 80 miliardi al mese con tassi sempre più negativi.

E’ evidente che a godere della decisione siano i governi grazie ad un’ ulteriore riduzione del debito pubblico, ma in un sistema iperbancario come quello europeo i tassi negativi azzerano i rendimenti delle pensioni versate dai contribuenti nel corso degli anni.

Inoltre, l’acquisto di obbligazioni di aziende private da parte della Bce manipola i rendimenti, cioè li abbassa perchè salgono i prezzi ed a rimetterci sono sempre i risparmiatori.

Adesso in Italia è di moda deridere e sottovalutare le critiche tedesche verso Paesi indebitati fino al collo e banche poco capitalizzate. Ma quelle critiche hanno ragion d’essere.

Se Renzi avesse puntato ad un deficit dell’1,5% invece che per un ipotetico quanto impossibile 2,5% , forse il debito pubblico italiano quest’anno sarebbe sceso.

Invece salirà, perchè l’1% di inflazione non ci sarà, avverte la Bce e nemmeno l’agoniata crescita reale che il governo ha tanto pubblicizzato nella sua Legge di Stabilità.

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Grandi opportunità di investimento in Colombia

Il vicepresidente del Paese latino-americano, German Vargas Lleras, invita aziende ed investitori italiani ed europei, a partecipare al programma di sviluppo della Colombia.

Un piano di investimenti da 31 miliardi di euro che prevede l’espansione delle infrastrutture colombiane: strade, autostrade, aeroporti e vie fluviali per potenziare la competitività del Paese sud-americano con la più alta crescita del Pil, +4,6% nel 2014.

Il rinovvamento politico culturale della Colombia è in corso già da anni ma, oggi, il Paese rappresenta un’importante occasione di affari per gli Stati europei. La nazione ha tutte le carte in regola per promuovere tali investimenti: si è stimato un +400 % dell’incremento import colombiano negli ultimi 10 anni, un calo del 15%  della povertà del suo popolo ed un Pil procapite nel 2013 pari a 8,940 dollari.

Ed ancora, il tasso di disoccupazione è dell’8,5%, cifra dimezzata dal 2002 ad oggi, e la classe media è aumentata del 25% rispetto a dieci anni prima. Dati sbalorditivi.

Per adesso, tra le imprese italiane che hanno investito in questo piano miliardario c’è solo Impregilo, ma nell’organizzazione del programma hanno ottenuto la partecipazione di Anas, che formerà istruttori che collaboreranno con migliaia di lavoratori colombiani per portare a termine l’impresa titanica.

Le società che la Colombia ricerca sono essenzialmente di tre tipi: imprese ingegneristiche per la costruzione delle opere, investitori per finanziarle e progettisti per pianificazioni future.

Interessa, inoltre, il know-how  per il pagamento elettronico delle autostrade, tipo il nostro Telepass.

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Investimenti sulle obbligazioni per il 2016: i rischi da evitare

Alcune tra le tipologie di investimenti più consuete sono quelle legate alle azioni in Borsa e alle obbligazioni. Caratteristica comune e’ l’elevato tasso di rischio, una componente costante in questi casi nonostante tutte le accortezze possibili adottate.

In linea di massima, semplificando, l’acquistare azioni comporta lo status di socio, guadagnando sugli utili e vivendo nello stesso modo anche i temibili momenti in perdita. Nel caso degli investimenti sulle obbligazioni, invece, si acquista un capitale di debito con la prospettiva di ritorno della stessa cifra accresciuta degli interessi, di norma periodici. In questo caso il fattore rischio è basso, tranne che nell’eventualità in cui il debitore fallisca, ma prima dell’irrimediabile è possibile vendere un’obbligazione in modo da poter ricavare più di quanto speso nel suo acquisto.

Ma come capire se è il caso e come cimentarsi in questo tipo di investimento anche per il 2016?  In primis attraverso le agenzie di rating, come Standard & Poor ad esempio, che definiscono quanto possa essere affidabile un debitore in modo che il rischio di suo fallimento sia eventualità remota: in questo caso all’emittente vengono assegnate  tre A (AAA), mentre la classificazione peggiore e’ quella  D  che sta  per “Default”; al di sotto di una valutazione da tre B (BBB), l’investimento e’ considerato portatore di gravi rischi.

L’investimento più sicuro è quello sui BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) essendo altamente improbabile lo stato di default di un’ intera Nazione; segue quello delle obbligazioni bancarie anche se il fallimento di un istituto bancario e’ tutt’altro che improbabile; tra l’altro secondo una nuova normativa europea, con l’operazione “Bail- in” le banche potranno salvarsi dal default prelevando dai conti dei loro clienti: gli azionisti in primis, poi i creditori e obbligazionisti e infine i titolari di conti al di sopra dei 100 mila euro.

Tenendo conto di questo, per ammortizzare il più possibile i rischi, cercate la banca più adatta esaminando l’indice CET (Common Equity Tier 1) che è stato stabilito nella percentuale dell’ 8% dalla BCE; osservate l’andamento del suo titolo in Borsa e procuratevi tutte le notizie e informazioni che la riguardano.

Considerate che, per questo genere di investimenti, spesso si verifica la possibilità di rivendere le obbligazioni in tempi rapidi: quindi, la solidità e l’affidabilità della banca sono fondamentali per permettere la velocità dell’operazione.

Oltre a ciò, è importante che, al momento della proposta, esaminate a quanto ammonta la componente azionaria perché è l’entità sulla quale in concreto investirete, mentre con la stessa accortezza valuterete gli oneri impliciti. Considerate sempre le varie voci di spesa che di norma vengono inserite dagli istituti bancari: meglio puntare su quelli che ne presentano meno di altri.

E’ evidente come in un investimento sulle obbligazioni, lo stesso dicasi per tutte le operazioni che comportano l’utilizzo dei nostri risparmi, non e’ contemplata la possibilità di procedere senza consapevolezza: sono necessari attento studio e informazione sul tema, nonché ponderata valutazione, per non incorrere in un irrimediabile nostro default.