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Investire in Turchia: conviene dopo il tonfo della lira?

Durante gli scorsi mesi il tonfo della lira turca è stato uno degli argomenti più trattati sui siti e sui giornali specializzati: la crisi, scatenata da un insieme di fattori, va ad inserirsi in uno scenario già abbastanza incerto, creando ulteriori dubbi tra quelli che si chiedevano se investire in Turchia conviene o meno.

Il tonfo della lira turca: le cause

La caduta libera a cui abbiamo assistito di recente è solo il punto più basso di una lunga e lenta discesa che ha portato la lira turca perdere più del 40% del suo valore nei confronti del Dollaro dall’inizio dell’anno. A cosa è dovuto questo crollo? Le cause sono diverse: riassumendo si può dire che il clima di incertezza a livello economico e politico e i rapporti non proprio idilliaci tra la Turchia e gli Stati Uniti hanno parecchio influito sulle certezze degli investitori, scatenando un aumento delle vendite relative agli attivi turchi.

Nell’ultimo periodo l’economia turca è cresciuta molto velocemente, ma altrettanto velocemente si è indebitata; a trainare questa fase di boom economico ci sono stati i grandi aiuti concessi dal presidente Erdogan alle piccole e medie imprese, che già erano fortemente indebitate (anche in moneta estera). L’obiettivo di questa manovra probabilmente era quello di arrivare in un periodo di massima espansione al momento delle elezioni (poi vinte), ma in seguito gli effetti si sono fatti sentire eccome, mettendo la Turchia in grossa difficoltà.

Lo scenario

Con un’economia così esposta lo shock esterno sul credito ha dato il via ad una rapida salita dell’inflazione, con effetto a cascata sull’occupazione. L’indebolimento della valuta ha fatto pensare a molti trader che investire in Turchia non era più conveniente, così hanno iniziato a ritirare gli investimenti in azioni e obbligazioni per evitare che perdessero troppo valore; le vendite non hanno fatto altro che peggiorare lo stato di salute della valuta turca, ulteriormente danneggiato dalle indicazioni di Erdogan, che ha “suggerito” alla banca centrale di non toccare i tassi di interesse verso l’alto per contrastare l’inflazione.

Proprio questa mancanza di indipendenza dell’autorità di politica monetaria, unita all’assenza di dettagli sulla prossima manovra, ha alimentato la scarsa fiducia dei mercati. C’è poi tanta attesa su quelle che potrebbero essere le future mosse degli Stati Uniti e finché il battibecco diplomatico tra i due stati non verrà risolto le performance sugli attivi turchi continueranno a subirne gli effetti. Considerando quanto detto finora, investire in Turchia oggi è solo un rischio o può rappresentare un’opportunità?

Conviene investire in Turchia?

Sul mercato sono disponibili obbligazioni in lira turca emesse però da emittenti sovranazionali: questi titoli espongono l’investitore al rischio del cambio, ma lo mettono al riparo dal rischio di default, a differenza di quelli provenienti da emittenti corporate. Questa differenza è importante, ma in questo momento è meglio essere prudenti: le previsioni di medio periodo parlano di una lira turca in difficoltà, quindi chi proprio vuole lanciarsi in investimenti di questo tipo deve essere particolarmente bravo ad azzeccare il timing delle sue operazioni, consapevole del fatto che bisognerebbe investire in obbligazioni dei paesi emergenti solo porzioni minime del proprio capitale, privilegiando gli emittenti a più alto grado di solidità (stati e enti sovranazionali).