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Prospera l’industria del falso

Tra i tanti indicatori sulla situazione economica, ce n’è uno che sembra abbastanza eloquente, quello relativo all’industria del falso, sempre più prospera in Italia. Secondo gli ultimi dati, nel 2015 almeno il 25% dei consumatori ha acquistato una volta o più, nel corso dell’anno, un prodotto o un servizio illegale.

La percentuale precisa arriva al 25,8%, un dato comunque in lieve diminuzione (-1,2 punti) rispetto a quello fatto registrare nell’anno precedente. In controtendenza, però, alcuni settori molto rilevanti per il Made in Italy, quelli dell’abbigliamento (+11,3%), delle calzature (+5,9%) e della pelletteria (+2,8%). A parziale consolazione, va messa in evidenza la contrazione di prodotti contraffatti legati alle categorie potenzialmente più pericolose per la salute, ovverogli alimentari, i cosmetici e i profumi, ove si registra un calo del 5,4%.

Il risultato è stato fornito da Confcommercio-Imprese per l’Italia, che ha reso noti i dati relativi all’indagine sulla contraffazione e l’abusivismo realizzata in collaborazione con Format Research. Uno studio che è stato commissionato in vista della Giornata di mobilitazione nazionale di Confcommercio “Legalità, mi piace”, che avrà luogo il prossimo 25 novembre.

A giustificare il ricorso a prodotti o servizi illegali, almeno per il 70% dei consumatori sono motivi di natura economica, abbastanza plausibili in un momento di crisi che non accenna a lasciare il passo alla ripresa. Mentre il calo nel settore degli alimentari è legato ad una crescitadella consapevolezza sui rischi per la salute, arrivata all’80% contro il 71% del 2014. In crescita anche la consapevolezza dei danni che possono derivare alle imprese da forme di illegalità che sfociano in vera e propria concorrenza sleale.

Per quanto riguarda la figura tipo del consumatore di prodotti e servizi illegali, in prevalenza si tratta di una donna (59,5% dei casi rilevati), a partire dai 35 anni (per il 79,2%), che fa parte di un nucleo familiare composto da almeno due persone. Particolarmente colpito dalla piaga dell’illegalità è il Sud, ove risiedono il 43,5% dei consumatori illegali, mentre il livello d’istruzione è solitamente medio-basso (per il 72,9%), con una particolare propensione a pratiche di questo tipo da parte di casalinghe, pensionati, impiegati e operai (per l’86,1%). Categorie che non navigano certo nell’oro.

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