Regime forfettario ritenuta d’acconto: cos’è e come si fa?

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Le persone fisiche che esercitano l’attività d’impresa, arti o professioni che presentano dei precisi requisiti hanno la possibilità di beneficiare di un regime fiscale agevolato, il famoso regime forfettario; dopo aver visto cos’è questo regime cerchiamo di capire come si fa in caso di ritenuta d’acconto.

Requisiti e semplificazioni dl regime agevolato

Possono accedere al regime forfettario i contribuenti che nel corso dell’anno precedente hanno:

  • conseguito ricavi o compensi non superiori ai 65.000 euro;
  • sostenuto spese per importi non superiori ai 20.000 euro lordi per lavoro accessorio o dipendente e per compensi a collaboratori.

Si esce dl regime forfettario l’anno successivo a quello in cui viene a mancare anche solo uno dei due requisiti di accesso. Anche chi vuole iniziare una nuova attività può accedere a questo regime: nella dichiarazione ai fini IVA dovrà comunicare di presumere la sussistenza dei requisiti appena elencati; anzi, per chi ha una nuova attività c’è il vantaggio dell’imposta sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività, a solo in presenza di determinati requisiti, ovvero:

  • nei tre anni precedenti non è stata esercitata attività artistica, professionale o di impresa;
  • l’attività che si intraprende non è una mera prosecuzione di quella svolta precedentemente come autonomo o dipendente;
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, ‘ammontare dei ricavi sostenuti nel periodo precedente devono rientrare nei limiti previsti per l’accesso al regime.

Il reddito imponibile di chi applica il regime forfettario si determina applicando a ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto; dal reddito determinato vanno dedotti i contributi previdenziali obbligatori. Al reddito si applica un’unica imposta con aliquota del 15% che va a sostituire le aliquote previste per il regime ordinario (IRPEF, addizionali, IRAP).

Inoltre i contribuenti che applicano il regime forfettario possono beneficiare di alcune semplificazioni ai fini IVA (non addebitano l’IVA in fattura e non detraggono quella assolta sugli acquisti, non sono tenuti a registrare le fatture emesse, sono esonerati dal rispetto delle disposizioni sull’obbligo della fatturazione elettronica) e ai fini delle imposte sui redditi (non devono registrare e tenere le scritture contabili, non devono operare le ritenute alla fonte, ad eccezione di quelle sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e non sono soggetti a ritenuta d’acconto per i ricavi o i compensi percepiti).

Regime forfettario e ritenuta d’acconto: cosa si deve fare?

Il discorso relativo al regime forfettario e alla ritenuta dacconto merita di essere un po’ approfondito. La ritenuta d’acconto può essere definita come una trattenuta che viene effettuata dai committenti in qualità di sostituto di imposta; queste trattenute vengono poi versate al fisco come acconto IRPEF del professionista, che dovrà versare solo la differenza in sede di dichiarazione dei redditi. Chi ha aderito al regime forfettario non deve inserire la ritenuta d’acconto delle sue fatture, a prescindere dal committente: come detto, la ritenuta è un acconto IRPEF, ma essendo il forfettario esente dall’IRPEF non ha senso pagarla. Nelle fatture deve essere riportata la dicitura “Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte ai sensi dell’art. 1 comma 67 Legge 190/2014”.

Se per sbaglio si inserisce la ritenuta in fattura o si dimentica di inserire la dicitura, il committente trattiene l’importo. In casi del genere si può recuperare l’importo:

  • dopo il pagamento ma prima del versamento del modello F24 da parte del committente (quindi prima del 16) potrebbe essere sufficiente avvisare il committente e recuperare il saldo;
  • se invece il versamento è già stato effettuato sarà comunque richiedere il rimborso con a dichiarazione dei redditi.

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