Licenziamento per motivi economici: di che cosa si tratta e cosa prevede la legge

licenziamento per motivi economici

Purtroppo spesso sui giornali si leggono notizie relative a tanti lavoratori che perdono la loro occupazione a causa di un licenziamento per motivi economici; nella speranza di non doverne mai subire uno la gente si chiede di che cosa si tratta in concreto. Vediamo cos’è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (è questo il nome con cui viene definito dalle norme) e scopriamo cosa prevede la legge in merito.

Cos’è il licenziamento per motivi economici e cosa prevede la legge

Il licenziamento per motivi economici è quell’atto con cui il datore di lavoro pone fine unilateralmente al rapporto lavorativo con il suo dipendente per ragioni che non sono collegate al comportamento di quest’ultimo (non si tratta quindi di un licenziamento disciplinare), ma che derivano da una riorganizzazione aziendale. L’esempio più tipico è quello del licenziamento fatto da un’azienda che sta attraversando un periodo di crisi profonda e deve ridurre le sue aree operative per cercare di contenere i costi.

Ovviamente il datore di lavoro non può decidere di dare il benservito al suo dipendente senza alcuna ragione: la legge prevede infatti che si siano dei motivi che legittimano (oggettivamente) la riduzione del personale. Non è sufficiente la scelta dell’imprenditore di riorganizzare la sua azienda: può licenziare per giustificato motivo oggettivo solo se è costretto a privarsi del dipendente perché non è più utile all’azienda e non può reimpiegarlo utilmente n altri comparti dell’attività (se così non fosse ci sarebbe l’obbligo di ripescaggio).

Riassumendo, si può dire che il licenziamento per motivi economici è possibile se si verificano due presupposti

  • il datore di lavoro decide di riorganizzare la produzione;
  • non è possibile riutilizzare il lavoratore licenziato ricollocandolo in altri comparti dell’attività.

Il lavoratore licenziato non può contestare la decisione dell’imprenditore di riorganizzare la sua azienda, ma può contestarlo per non averlo utilizzato (ad esempio se poco dopo il suo licenziamento per motivi economici viene assunto un nuovo dipendente che ricopre la stessa figura professionale).

Cosa accade se il licenziamento è illegittimo?

Il licenziamento per motivi economici deve essere comunicato in forma scritta: sulla lettera devono essere indicate le ragioni che hanno portato alla chiusura del rapporto. Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia ingiusto può impugnarlo entro 60 giorni; per farlo deve inviare al suo ex datore di lavoro una comunicazione (solitamente con una lettera raccomandata) per rendergli noto che intende contestare il licenziamento.

Nei 180 giorni successivi il lavoratore deve depositare il ricorso alla cancelleria del Tribunale e comunicare al suo ex datore di lavoro se intende fare un tentativo di conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro o se procedere con un arbitrato.

Se il giudice dà ragione al dipendente il licenziamento viene dichiarato illegittimo; le conseguenza della sentenza possono essere diverse a seconda della data di assunzione del dipendente:

  • se il lavoratore era stato assunto prima del 7 marzo 2015, il giudice può riconoscere al dipendente una somma di denaro a titolo di indennità pari ad almeno 12 e massimo 24 mensilità di stipendio (in questo caso anche se il licenziamento è illegittimo il rapporto di lavoro si considera concluso), mentre il reintegro è previsto solo in alcuni casi (insussistenza del giustificato motivo oggettivo, il motivo era riferito all’idoneità psichica o fisica del dipendente, il licenziamento è avvenuto durante un periodo di comporto) e solo se l’impresa supera i limiti dimensionali previsti dall’articolo 18;
  • se il lavoratore è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, il giudice non ha il potere di disporre il reintegro, ma in caso di licenziamento illegittimo può riconoscere al dipendente un’indennità pari a due mensilità per ogni anno di servizio (per un totale che può essere pari come minimo a 4 mensilità e al massimo a 24 mensilità).

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